Relatore: BAGNATI Ing. Massimo
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LA CONFERENZA
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Premessa. Poter disporre di riproduzioni ridotte dell’ambiente in cui vive è sempre stato un obbiettivo particolarmente sentito dall’uomo; questo è infatti il fine della cartografia, il cui prodotto più importante è appunto costituito, come si vedrà, dalle carte topografiche e geografiche.
Cenni storici
I primi tentativi cartografici di cui si è a conoscenza sono dovuti ai Babilonesi e agli Egizi; risalgono al III millennio a.C. ed ebbero come oggetto la delimitazione delle proprietà fondiarie o la rappresentazione rudimentale ed imprecisa di itinerari terrestri e di peripli marittimi. Successivamente anche i Persiani ed i Fenici espressero capacità simili. Furono però le speculazioni cosmografiche degli antichi greci che diedero alla cartografia una base scientifica. Ad Anassimandro (sec VI a.C.) si attribuisce la realizzazione della prima mappa del mondo allora conosciuto. I geografi ionici del VI eV secolo a.C. disegnavano la Terra come un disco circondato dall’Oceano; da un disegno della Terra di forma oblunga del IV sec. a.C. sono derivati i termini di latitudine e longitudine. Pitagora ed Aristotele sostennero invece l’ipotesi di una Terra sferica; la circonferenza della stesa fu calcolata con notevole precisione da Eratostene nel III sec. a.C.. Ad Eratostene spetta anche il merito di aver introdotto un reticolo arbitrario di inquadramento tracciando i meridiani ed i paralleli passanti per alcuni punti principali, mentre ad Ipparco si deve l’adozione di un reticolato geografico determinato geograficamente. Successivamente la circonferenza terrestre fu determinata anche da Posidonio, che tuttavia arrivò ad un risultato erroneo, di ben un terzo inferiore al reale; quest’ultimo valore fu comunque accettato da Claudio Tolomeo (sec. II d.C.), il fondatore della geografia matematica e della cartografia razionale, e, per l’autorità di questo grande geografo, ritenuto valido per secoli al punto da influenzare Toscanelli e Colombo. Di Tolomeo ci è giunta una raccolta di 27 carte di cui una generale, comprensiva del mondo allora conosciuto.
La cartografia romana ebbe un chiaro indirizzo pratico e perseguì finalità militari ed amministrative. Prodotto caratteristico, di cui rimane una pregevole copia medioevale, detta Tabula Peutingeriana dal nome di un umanista di Norimberga, fu l’itinerarium scriptum eseguito nel 375 d.C. da un certo Castorius: su un rotolo di pergamena alto appena 34 cm e lungo poco meno di sette metri è rappresentato lo sviluppo stradale del tempo per un totale di ca. 120.000 Km, in un contesto cartografico forzatamente deformato e stirato. Dopo l’età classica in seguito alle invasioni barbariche la cartografia decadde. Una notevole ripresa si ebbe nel X secolo per mano degli Arabi che, grazie a misure accurate delle dimensioni della Terra e alla compilazione di tavole di latitudine e longitudine molto precise, eseguirono ottime carte nautiche del Mediterraneo e dell’Oceano Indiano. Nei sec. XII e XIII le crociate, l’uso dell’ago calamitato e l’intensificarsi delle relazioni commerciali consentirono il rifiorire della cartografia europea soprattutto in campo nautico. Di questo periodo rimangono per esempio oltre 100 copie del famoso Portolano normale, carta molto precisa illustrante i contorni del Mediterraneo e del Mar Nero. Le grandi scoperte geografiche promossero un radicale rinnovamento della cartografia, favorito anche dal progresso delle varie discipline scientifiche, dall’invenzione della stampa e dai grandi interessi politici ed economici suscitati dalle nuove terre. Tra le tante e notevoli carte del periodo rinascimentale si possono ricordare la carta del mondo in 12 fogli pubblicata nel 1507 da Martin Waldseemhller, importante perché per la prima volta compare il nome di America, e quella compilata nel 1529 da Diego de Ribeira, perché per la prima volta l’Oceano Pacifico appare nelle dovute proporzioni. Dal XV al XVIII secolo in diversi paese europei si svilupparono e raggiunsero livelli tecnici elevatissimi varie scuole cartografiche. La supremazia in campo cartografico passò successivamente dalla scuola portoghese a quella bavarese e renana, poi alla fiamminga, alla oxfordiana, e infine a quella olandese. Benché costose, le carte erano richiestissime e le edizioni si susseguivano le une alle altre. Dovendo essere utilizzate nei diversi paesi europei, le carte geografiche furono anche i primi testi a comparire più o meno contemporaneamente in diverse lingue.
Nel 1595 usciva postuma la terza ed ultima parte dell’Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura, l’opera monumentale di Gerhard Kremer, detto Mercatore, il più grande cartografo di tutti i tempi. Era la prima volta che la parola atlante veniva usata per indicare una raccolta di carte geografiche e l’opera di Mercatore ebbe tale risonanza che Atlas divenne subito sinonimo di raccolta di carte geografiche.
Al tempo costruire mappe verosimili era estremamente difficile: da un lato ci si dibatteva ancora con il problema della determinazione della longitudine; dall’altro bisognava riuscire a rappresentare in qualche modo intelligibile e utilizzabile la superficie di una sfera su un foglio di carta. Mentre il problema delle longitudini verrà risolto solo due secoli dopo, grazie al cronometro dell’inglese Johon Herrison, Mercatore affrontò il problema grafico, utilizzando la proiezione cilindrica isogonica o conforme, che rimarrà in auge per quattro secoli e sarà universalmente nota come proiezione di Mercatore.
Mercatore utilizzò per la prima volta questa tecnica nel 1569 per il planisfero a 18 fogli ad usum navigantium. Le sue carte, che contarono un numero infinito di imitatori, sono ritenute tra le più belle mai prodotte per la precisione del disegno e la bellezza della grafica. La sua produzione fu tutta in crescendo e si concluse con l’Atlas, un’opera monumentale che si proponeva di raccogliere tutto lo scibile geografico dell’epoca. La preparazione e la stampa dell’Atlas occuparono gli ultimi anni della lunga vita di Mercatore che, morendo a Duisburg nel 1594, all’età di 82 anni, la lasciò incompleta. L’opera venne continuata dai figli Arnold e Rumold e dai nipoti, figli di Arnold, Gerhard, johannes e Michael.
Produrre carte geografiche era un’attività molto redditizia; benché costose, le edizioni andavano esaurite molto rapidamente e i cartografi, che erano anche editori di se stessi, potevano realizzare interessanti guadagni. L’attività dei Mercatore continuò fino al 1602, con una nuova edizione dell’Atlas in latino con 101 mappe.
Intorno al 1650 si affermò un’altra dinastia di cartografi fiamminghi: si trattava dei Blaue, padre e figli che divennero i cartografi ufficiali della compagnia delle Indie Olandesi. La loro produzione culminò con un’opera ambiziosissima in 10 volumi che, non a caso, si intitolò Atlas Maior e venne pubblicato contemporaneamente in latino, olandese, tedesco, francese.
Agli inizi del XVII sec. intanto, l’olandese Snellius aveva misurato per primo una base geodetica e applicato la triangolazione delle distanze e delle altezze, dando così avvio all’epoca veramente moderna della cartografia. La prima carta topografica rigorosamente geometrica è quella di Cassini, pubblicata nel 1746 e illustrante in 18 fogli il territorio francese.
Il perfezionamento degli strumenti e delle tecniche di misura, nonché la costituzione di un’organizzazione internazionale per le misure geodetiche (1864), consentì nel secolo successivo l’allestimento da parte dei vari stati delle cartografie nazionali topografiche e derivate. Inoltre nell’Ottocento la cartografia si differenziò ampiamente in seguito alle sue applicazioni in molti settori dell’attività umana, dal rilevamento geologico all’indagine meteorologica e climatica, dal campo didattico a quello economico, storico, industriale ed amministrativo.