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Cambiamenti fra le stelle

            Per gli antichi, ed anche per noi, le stelle visibili, circa seimila, sembrano fissate ad una sfera. E’ per questa ragione che furono chiamate “stelle fisse”. La sfera più esterna, quella delle stelle, non era trasparente ma nera, e le stelle brillavano contro tale sfondo. Tutto il cielo nero ruotava con assoluta regolarità col periodo di un giorno, portando con sé le stelle che mantenevano quindi la stessa posizione le une rispetto alle altre. Non c’è dubbio che la concezione aristotelica dei cieli si applicava alle stelle fisse senza sollevare interrogativi inquietanti. Questo, comunque, ci porta ad Ipparco (190-120 a.C.) il più grande degli astronomi greci e tra i maggiori di tutti i tempi; egli ipotizzò un sistema di combinazione di cerchi migliore di quelli che lo avevano preceduto, la sua teoria, leggermente perfezionata, è sopravvissuta per 1700 anni. Più tardi Claudio Tolomeo (100-170 d.C.), ne compendiò la teoria apportandovi alcuni miglioramenti, in un libro che è arrivato sino all’età moderna. Per questo noi ci riferiamo al sistema astronomico in cui la Terra è al centro dell’universo definendolo “sistema tolemaico”. Nel 134 a.C., Ipparco redasse il primo catalogo di stelle veramente esauriente, in cui ne elencò 850. Tolomeo incorporò tale elenco nel suo testo, aggiungendone altre 170. Ipparco posizionò ogni stella con longitudine e latitudine e ne catalogò lo splendore in base ad una scala di “magnitudini” da lui inventata. E’ abbastanza strano che Ipparco si sia preoccupato di fare tutto ciò; per gli astronomi antichi quelli che erano veramente importanti erano i pianeti in quanto potevano influenzare la Terra; prevederne il loro moto era essenziale per individuarne l’influenza. Il Sole la Luna ed i pianeti si muovevano lungo una stretta fascia di cielo, che era stata divisa in dodici zone, ognuna delle quali era occupata da un gruppo di stelle in cui gli antichi individuarono varie immagini, soprattutto di animali. Ogni gruppo di stelle venne detto costellazioni e zodiaco (“cerchio di animali”) l’insieme delle dodici costellazioni.
            Secondo lo studioso romano Plinio (23-79 d.C.), che scrisse un’enciclopedia della conoscenze umane, la catalogazione delle stelle di Ipparco gli era stata ispirata da una “nuova stella” apparsa nello Scorpione, una delle costellazioni zodiacali. Si può immaginare lo stupore di Ipparco nel vedere una notte, una stella che prima non c’era, egli deve aver studiato, incredulo, la nuova stella per diverse notti, vedendola gradualmente sparire. Deve aver pensato che non si trattasse necessariamente di un fenomeno isolato: forse capitava spesso che nuove stelle comparissero per poi perdere luminosità e sparire, tale evento doveva essere passato inosservato in quanto le stelle non venivano studiate sistematicamente. Ipparco disegnando la carta delle stelle permanenti intendeva creare uno strumento di confronto per poter riconoscere nuove stelle.
            Non sappiamo se la storia di Ipparco sia vera, tuttavia in nessun testo astronomico greco o romano giunto fino a noi, si fa cenno a nuove stelle apparse in cielo.
            Oggi sappiamo che appaiono nuove stelle con una certa frequenza, alcune anche luminose. Tuttavia nell’Antichità e nel Medioevo non se ne parla e ciò è dovuto probabilmente al fatto che è difficile riconoscere una nuova stella tra tante che brillano nel cielo, inoltre nell’Antichità si osservavano soprattutto i pianeti per cui una nuova stella apparsa lontano dallo zodiaco poteva facilmente passare inosservata. Col diffondersi poi della concezione aristotelica sulla perfezione del cielo, gli astronomi divennero molto riluttanti a rilevare cambiamenti.

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