ARTHUR
I. MILLER
L’IMPERO
DELLE STELLE
Amicizia,
ossessione e tradimento alla ricerca dei buchi neri
Codice
edizioni – Pag. 419 – ed 2006
Formato
14.5 x 22 cm – Euro 30.00
L’intenzione
dell’autore è quella di raccontare la vita umana e di scienziato di
Subrahmanyan Chandrasekhar detto “Chandra”. Il volume si snoda a partire
dalla giovinezza di questo scienziato e coinvolge il lettore negli avvenimenti
accaduti a partire dal 1930 in poi.
I
personaggi coinvolti sono tutti di spicco; molti si sono laureati prima di aver
compiuto i venti anni (da far impallidire i nostri studenti) nelle discipline
scientifiche in tutto il mondo occidentale.
Chandra
nasce a Lahore (allora India e ora Pakistan) nel 1910 divora i trattati di
matematica e fisica (relatività compresa) del suo tempo e a 20 anni con una
laurea in tasca viene mandato in Inghilterra per approfondire i suoi studi per
poi (nelle intenzioni) tornare a Lahore e ricoprire una carica universitaria.
Nel
viaggio di andata verso Genova ha una intuizione che gli farà intravedere come
di deve comportare la materia degenere stellare.
Nel
1935, durante una riunione alla Royal Astronomical Society si scontra con Arthur
Eddinton che manipolando le sue intenzioni sconfessa gli studi e il lavoro di
Chandra.
Il
racconto imperniato su questo episodio sembra
snodarsi come una macchia di inchiostro su un foglio di carta. Si sparge
in ogni direzione coinvolgendo un gran numero di avvenimenti non sempre legati
al problema dei “Buchi neri” o comunque dell’astrofisica stellare. Si
descrivono minuziosamente ad esempio gli avvenimenti che hanno portato alla
prima bomba atomica e ci si sofferma molto spesso su particolari di queste
vicende conclusesi con nessun
risultato.
La
vicenda dello scontro con Eddington viene ripresa e ripetuta un’infinità di
volte come per il carattere di Chandra, che si riteneva non solo uno dei più
grandi scienziati di tutti i tempi ma sostanzialmente sottovalutato, ribadito a
piè sospinto. Chandra da buon indiano era puntiglioso e meticoloso fino allo
spasimo. I suoi trattati pieni di formule hanno messo in crisi generazioni di
studenti di astronomia; non sopportava chi non concordava con le sue idee tutte
incentrate sulla fine che avrebbe fatto una stella più massiccia del Sole alla
termine della sua vita.
Quando
nel 1983 gli telefonarono da Stoccolma per avvertirlo che aveva vinto il premio
Nobel rispose: era ora e si dispiacque per la motivazione che menzionava solo le
ricerche originarie.
Muore
nel 1995 e nel 1999 quando un razzo destinato allo studio del Raggi X che porta
il suo nome viene lanciato, la moglie presente all’avvenimento afferma che il
marito non sarebbe stato contento … dell’avvenimento.
Nella
vita, forse, ci si dovrebbe accontentare anche se si è considerati solo un
grande scienziato, si riceve un premio Nobel con una motivazione non gradita
appieno e vengono lanciati satelliti artificiali con il proprio nome senza
autorizzazione.
Un
libro interessante per chi segue la storia recente delle scoperte astrofisiche,
ma con un rammarico: le stesse notizie
presenti nelle 439 pagine potevano essere
certamente proposte con la metà dei fogli, rendendo
più spedita e interessante la lettura. Ma forse questo contrasta con la
politica degli editori e quindi con la possibilità di presentare un tomo spesso
tre centimetri dal corso di ben 30 euro.
Una interessante recensione del libro a cura di Piero Bianucci si può leggere su: La Stampa del 25 giugno 2006, pag. 22