GORGE JOHNSON

LE STELLE DI MISS LEAVITT

La storia mai raccontata della donna che scoprì come misurare l’universo

 

Codice Edizioni – 2006

Pag. 156 – Formato 14 x 22 cm – Euro 16.00

 

Agli inizi del Novecento, presso l’Università di Harvard (USA), per la determinazione degli oggetti presenti nelle lastre fotografiche,  venivano utilizzati del computer umani. Naturalmente queste persone erano donne e questo fatto è stato collegato da sempre con i problemi del femminismo e dell’arroganza degli uomini nei confronti dell’altro sesso.

Nel caso particolare di Miss Leavitt, la tradizione ci ha fatto intravedere ogni sorta di vessazioni nei suo confronti, quasi ad ergere questa povera donna, a volte indicata anche come sordomuta, come uno dei simboli più eclatanti dell’oppressione.

Arriva adesso questa biografia che getta un po’ di luce su questo personaggio, molto schivo e di cui purtroppo si sa ancora troppo poco.

Il libro non è solo la storia della Leavitt ma un resoconto di quanto avvenne nei primi decenni del secolo scorso quando si discuteva se l’universo fosse rappresentato dalla sola Via Lattea (di dimensioni tre volte superiori a quello che si ritiene attualmente), oppure che fosse sconfinatamene più grande e complesso.

Il ruolo della Leavitt in questo discorso fu fondamentale perché riuscì a stabilire una nuova legge fisica che definiva come i cambiamenti ciclici nelle dimensioni delle Cefeide, le stelle variabili giganti, possono essere correlati alla loro luminosità. Con questo parametro fu possibile cominciare a misurare l’universo nelle grandi dimensioni.

Ma chi era in realtà Henrietta Swna Leavitt? Prima di tutto non era una sprovveduta ma si era laureata brillantemente in astronomia; la paga che veniva assegnata a questi computer umani è difficile da definire ma comunque era superiore a quella degli operai dell’industria ed evidentemente poteva permettere alla Leavitt di prendersi lunghe vacanze. Visitò l’Europa più volte e per periodi che oggi possiamo sognarceli. Il primo viaggio durò ben due anni.

Purtroppo la sua salute fu cagionevole, pare ebbe un problema di sordità progressiva,  e  dovette sobbarcarsi anche il compito di curare e sostenere moralmente alcuni membri della famiglia, allontanandola per mesi dalle sue ricerche.

Nel campo scientifico fu un personaggio di tutto  riguardo; oltre al contributo fondamentale sulle Cefeidei, determino ad esempio la “Sequenza polare nord”, parametro fondamentale per la determinazione delle magnitudini stellari, e veniva sollecitata dai maggiori astronomi del tempo per indagare in vari campi quali ad esempio le relazioni esistenti nelle variabili di ammasso appena scoperte. Faceva parte di almeno una commissione scientifica internazionale ed era considerata una lavoratrice precisa e puntigliosa. Scoprì ad esempio tre “novae” e un numero straordinario di stelle variabili.

Purtroppo morì giovane e sulla base del lavoro scientifico svolto, c’è chi a pensato addirittura di proporla per il Nobel.

Niente male per una donna di inizio novecento che si rispecchia nell’unica fotografia conosciuta che sembra porci più interrogativi di quelli svelati dal libro

 

 

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